Mao Dante- Go Nagai.

Salve lettori oggi parlerò di Mao Dante, breve manga in due volumi del 1971 edito in Italia prima dalla Dynamic e poi dalla D/Books.

È piuttosto interessante pensare che tale manga sia in realtà una sorta di prologo di una storia più ampia mai portata a termine.

Lo stesso Nagai affermò che “non avrebbe saputo esattamente come continuare” ma che comunque era piuttosto sicuro della sua conclusione: l’estinzione della razza umana. Accenniamo brevemente alla trama di quest’opera grottesca e cupa.

Il giovane Ryo Utsugi è tormentato nel sonno dall’immagine infernale di Dante, un demone imprigionato nei ghiacci dell’Himalaya che lo richiama ossessivamente a sé.

Di lì a breve, durante una spedizione in montagna, Ryo scoprirà che i suoi tremendi incubi corrispondono alla realtà e in un impeto di follia libera il mostro, finendo però per diventare il suo pasto.

Tuttavia, Ryo non è morto: egli esiste ancora e la sua coscienza ha in realtà sostituito quella di Dante, ritrovandosi ad essere sia un demone che un umano.

Con una macabra messa nera, un gruppo di satanisti invoca la sua presenza in Giappone allo scopo di dare inizio all’era dei demoni a discapito di quella di Dio, ma il risultato ottenuto non rispecchia esattamente la loro volontà: Ryo/Dante infatti distrugge mezza città e massacra centinaia di persone tra civili e militari.

Saranno l’intervento del demone Zenon e della maga Medusa (ovvio riferimento alla mitologia greca) a rivelargli, poco a poco, l’incredibile verità che si cela alle radici del suo essere, del mondo intero e di Dio, passando attraverso numerosi riferimenti biblici e fantascientifici.

Con Mao Dante, il geniale Gō Nagai, il quale di tanto in tanto cade in certi espedienti pacchiani (mi riferisco, per esempio, alla nascita della creatura Dante), sovverte completamente la nozione occidentale di dio e diavolo, regalandoci numerose tavole potenti e d’effetto, parecchie delle quali anche senza dialoghi o balloon di alcun tipo.

Mao Dante è un manga che, a mio avviso, andrebbe letto almeno una volta: gli spunti di riflessione non mancano di certo e l’espressionismo nagaiano è sempre un piacere da leggere e guardare. In definitiva non è un capolavoro, ma non c’è dubbio che si tratti di un’opera comunque valida.

-TatoNerd-

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